L’amore stabile può lasciare una traccia nel corpo?

May 19 / Dott.ssa Donatella Marazziti, Dr. Riccardo Gurrieri

Punti chiave:

  • Uno studio pubblicato nel 2026 ha analizzato il legame tra relazioni stabili e livelli di BDNF, una proteina associata a plasticità cerebrale, resilienza e regolazione dello stress.
  • Le persone coinvolte in relazioni romantiche stabili hanno mostrato livelli più elevati di BDNF rispetto a chi non viveva una relazione duratura.
  • La qualità del legame conta più del semplice “essere in coppia”: relazioni sicure e supportanti possono favorire il benessere psicobiologico.
  • Le relazioni influenzano non solo la mente, ma anche sonno, desiderio sessuale, percezione di sicurezza e gestione dello stress.

Cosa ci racconta uno studio sul BDNF, la molecola della plasticità

Quando parliamo d’amore, facciamo riferimento a ciò che proviamo: il desiderio, la gioia, la sicurezza, la complicità, il sentirsi finalmente completati da un altro, ma anche l’ansia, il dubbio o il timore dell’abbandono. L’amore, però, non è solo un’esperienza emotiva e sentimentale, ma è soprattutto un’esperienza che scaturisce dal nostro cervello e dalle sue relazioni con il corpo.

Le ricerche degli ultimi anni hanno fatto dimostrato che dobbiamo ormai accettare che il cuore, cioè i nostri sentimenti, nascono nel cervello.
La Prof.ssa Marazziti ha aperto le strade della neurobiologia dopo aver dimostrato nel 1999 un correlato biologico dell’innamoramento, a cui sono seguiti altri studi e contributi anche di altri scienziati. Recentemente, insieme al dott. Gurrieri, il dott. Mucci, il prof. Giannaccini, le dott.sse Palego e Betti e la prof.ssa Carter ha pubblicato uno studio su “The World Journal of Biological Psychiatry” (2026), che aveva lo scopo di verificare se le persone coinvolte in relazione amorosa stabile presentano fossero biologicamente diverse da chi non aveva relazione di lunga durata. Il parametro è stato il BDNF, sigla che sta per significa Brain-Derived Neurotrophic Factor, una proteina coinvolta nella capacità del cervello di adattarsi, modificarsi, apprendere e rispondere alle esperienze, alla regolazione dello stress e alla resilienza.

La presenza di BDNF nel siero e nelle piastrine permette di studiarlo in periferia, come hanno fatto i ricercatori di Pisa in 60 individui di entrambi i sessi, con un’età media di circa 27 anni.

I risultati hanno dimostrato che le persone che avevano una relazione romantica stabile mostravano livelli più alti di BDNF sierico e piastrinico rispetto alle persone senza una relazione stabile.

Questo dato è interessante perché suggerisce che i legami affettivi stabili potrebbero essere associati a sistemi biologici coinvolti nella plasticità, nell’adattamento e nella regolazione dello stress.

Detto in modo semplice: una relazione vissuta come stabile e soddisfacente potrebbe far parte di un ambiente psicobiologico più favorevole. Un ambiente in cui il corpo percepisce più sicurezza, più continuità, più prevedibilità. E questo, nel tempo, potrebbe dialogare con i sistemi della resilienza. La contrario, le avventure e i flirt, ch magari regalano attimi di intensa passione e piacere, non riescono ad “accendere” il BDNF.

Non tutte le relazioni fanno bene allo stesso modo: infatti non basta “essere in coppia”. Una relazione stabile può essere una risorsa, ma può anche diventare una fonte di stress se è caratterizzata da conflitto cronico, paura, controllo, insicurezza o mancanza di reciprocità. Per questo sarebbe sbagliato leggere lo studio come “stare in coppia fa bene, essere single fa male”. Il messaggio è incredibilmente diverso. I legami affettivi sicuri, soddisfacenti e percepiti come supportivi potrebbero essere associati a processi biologici favorevoli, ma ciò che conta è la qualità della relazione

Cosa c’entra tutto questo con la vita quotidiana?

Il modo in cui veniamo accolti, ascoltati, desiderati, rispettati o ignorati non rimane solo nella mente. Può influenzare il nostro livello di stress, il modo in cui dormiamo, il desiderio sessuale, la regolazione emotiva e la percezione di sicurezza.

Una relazione sana non è quella senza problemi, ma è quella in cui il sistema nervoso non deve restare costantemente in difesa, è quella in cui il conflitto può essere attraversato senza diventare minaccia e cui il corpo, non solo la mente, può dire: “qui posso respirare”.

Le relazioni non sono solo storie che raccontiamo. Sono esperienze che il corpo registra. Proprio per questo, imparare a costruire legami più sicuri, consapevoli e rispettosi non riguarda solo l’amore ma riguarda anche il benessere generale.

E naturalmente, non c’è solo il BDNF per realizzare l’amore vero; ma questa è un’altra storia che vi racconteremo più avanti.